Storie di bottega

Aprile 28, 2020 0 Di Armando Mortet

Inizierò quindi questa mia serie di racconti con un episodio che ci porta indietro nel tempo e che io ho sentito spesso raccontare da mio Padre  tanto che la frase che poi da il titolo al racconto è diventata un luogo comune nella famiglia Mortet ,leggendo la storia ne capirete il significato.

Torniamo indietro di oltre 100 anni

A PROFESSO ‘, MA LA GUERA E’ FINITA….

   (Dante Mortet senior)

Questa storia ci riporta indietro nel tempo , esattamente  alla prima guerra mondiale .

Il Mortet implicato in questo racconto è mio nonno Dante, classe1889 fiorentino di nascita giunto a Roma all’età di un anno ,all’epoca professore al Reggio Museo di Napoli ,così venivano chiamati gli istituti d’arte , la data esatta non è conosciuta ma l’episodio si può collocare intorno alla fine del 1917.

Dante Mortet riceve la cartolina di richiamo alle armi, come riservista, con l’ordine di presentarsi al distretto di competenza ;  lui aveva prestato servizio militare presso il genio aerostieri a Vigna di Valle vicino Roma  (lago di Bracciano) sapeva  che in caso di richiamo avrebbe dovuto recarsi  al “vecchio “ reggimento, quindi pensò di ritornare a Roma per poi recarsi a Vigna di Valle snobbando la cartolina rosa Napoletana, anche perché da Socialista l’idea della guerra non è che lo entusiasmasse , il Partito Socialista  era schierato in massa contro l’intervento dell’Italia nel conflitto definendolo la guerra della borghesia , solo alcune minoranze del partito capeggiate dall’allora direttore dell’Avanti Benito Mussolini erano interventiste e gli costarono le dimissioni dalla direzione del giornale ma questa è un ‘altra storia.

Torniamo a Dante ,il quale a pochi giorni del suo rientro a Roma ricevette la visita dei Carabinieri ,f u arrestato e  tradotto a Regina Coeli e accusato di essere renitente alla chiamata ,un’accusa molto seria in tempo di guerra.

Riuscì a sfangarla facendo credere che la cartolina rosa  indirizzata al suo recapito napoletano era arrivata a destinazione dopo la sua partenza per Roma  e quindi lui ne era all’oscuro ed in perfetta buona fede ,il tutto poi non era così lontano dalla verità. Fatti gli accertamenti venne creduto ma rimaneva il problema di raggiungere il reparto ,il caso volle che nel distretto di Roma  Dante incontrò il Prof .Mario RUTELLI,  Palermitano nonno di Francesco l’ex sindaco di Roma, famoso scultore ,autore della fontana dell’Esedra con cui Dante ,insieme con il fratello Armando, aveva collaborato in passato ed era nata una amicizia fra di loro.

 Il Rutelli ,a sua  volta amico intimo di Emanuele Orlando anch’egli Palermitano  e Primo Ministro di allora , promise un suo interessamento verso Dante per non farlo partire .

Dante fu aggregato al reparto sanità al Celio anche sfruttando un suo serio problema di vene varicose,  la contropartita fu di andare a lavorare nei momenti liberi nello studio del Rutelli ovviamente gratis.

Tutto questo durò fino ad armistizio avvenuto quando Dante decise di non andare più nello studio Del Rutelli .

Passarono alcune settimane e i due si incontrarono ,il Rutelli piuttosto alterato e seccato apostrofò Dante dicendo “ma perché non sei più venuto allo studio ho tante cose da finire !” e Dante    rispose candidamente “ A PROFESSO’,MA LA GUERA E’ FINITA…” e da allora presso i Mortet quando si chiede troppo o l’impossibile spesso ci si sente rispondere  “guarda che la guera è finita”

A buon intenditor poche parole.

Stralcio da NINFE ROMANE DELLA FONTANA DELLO SCANDALO di Tommaso Dore

                    Pubblicato da Agenzia Fuoritutto 2012

Della collaborazione fra Rutelli e Galdi e delle connesse disavventure
giudiziarie resta una fotografia fatta con l’autoscatto il giorno in cui furono
prosciolti in sede istruttoria da ogni accusa per avere “in concorso tra loro”,
a scopo criminale, eseguito opera di particolare pornografia atta a suscitare la
“popolar libidine”.
Ma non è finita qui! Passati dieci anni, nel 1911, lo scandalo tornò d’attualità
quando Rutelli propose di completare l’opera con il Tritone, in occasione del
Cinquantenario dell’Unità d’Italia, che fu accolto con divertito sarcasmo dai
romani in quanto, pur essendo il simbolo del dominio dell’uomo sulle forze brute
della natura, raffigura di fatto un uomo nudo che stringe tra le braccia
vigorose un grosso pesce da cui scaturisce un potente getto d’acqua. Il popolare
cantastorie, Sor Capanna, scrisse a tal proposito un salace stornello: “C’è a
piazza delle Terme un funtanone / che uno scultore celebre ha guarnito / co’
quattro donne ignude a pecorone / e un omo in mezzo che fa da marito. / Quanto è
bello quer gigante / lì tra in mezzo a tutte quante: / cor pesce in mano /
annaffia a tutte quante er deretano.”
Il gruppo scultoreo iniziale – realizzato in pietrite alla cui forma avevano
collaborato Armando e Dante Mortet – di chiara derivazione classica (vedi
Lacoonte) non piacque al Galdi, perché avrebbe appesantito la fontana.
Venne
sostituito dal Glauco berniniano, più snello, elegante e slanciato.
Il vecchio Tritone abbandonato in una buca di Piazza Vittorio, dalla quale fu
tratto nel 1990, è possibile vederlo senza targhe, né nomi, in una fossa
circolare della stessa Piazza nota anche ai romani per la Porta dei Misteri
(Tommaso Dore)